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Sunday, October 12th 2008, 7:31pm

Il mio primo racconto serio: La leggenda dei Notturni

Udite udite: dopo aver incominciato a mettere sul forum la storia "Ottaviano l'imperatore con l'acne", ho deciso di scrivere qualcosa di serio. Vi chiedo sempre di mettere i vostri pareri. Vi supplico, mettete i vostri pareri. :inch:


Quando l’ombra della notte ghermì Torre Pietrosa, le sentinelle che erano di guardia dal primo pomeriggio furono sostituiti dai Notturni, coloro che si svegliano di notte. Tutto il popolo della regione di Enemeàr aveva soggezione di questi uomini misteriosi, nascosti nei loro spessi mantelli scuri. Nonostante ciò nessuno poteva negare che facessero un bel servizio, vigilando su Torre Pietrosa mentre la popolazione dormiva.
Nessuno conosceva le loro vere identità. Si conoscevano solo tra loro, ma non si chiamavano mai per nome. Forse non l’avevano nemmeno il nome.
E forse non erano neppure uomini. Dopotutto, chi avrebbe potuto dirlo? Erano coperti da capo a piedi da dei mantelli di non si sa quale tessuto.
Quella notte era più buia del solito. I Notturni erano venticinque e uscivano cinque alla volta, sostituendosi all’ora prestabilita.
I primi cinque erano fuori da quasi due ore, e tra poco sarebbero stati sostituiti. Non parlavano, non si muovevano. Una mano chiusa a pugno attorno alla spada e l’altra attorno all’arco. Le loro spade erano state forgiate all’inizio delle Cento Ere. Erano alla sessantaduesima Era ed erano perfette come appena forgiate. Anche gli archi erano stati costruiti all’inizio delle Ere.
Ad un certo punto un Notturno incoccò una freccia e la lasciò andare verso qualcosa, là sulla collina su cui si ergeva Torre Pietrosa. Poi disse molto lentamente ai suoi compagni:
«Due umani sulla collina, verso nord. Avvisate i compagni di armarsi.»
E gli altri Notturni scesero all’interno della Torre, mentre lui lanciava un’altra freccia nel buio.


Krowl era rimasto molto stupito di ricevere una freccia a due metri da lui da una di quelle che credeva fossero statue. Erano sentinelle. Solo schifose sentinelle. Jenev era vicino a lui, ed era quasi stato colpito da una freccia. Avanzarono piano verso la torre, cercando di non fare rumore. Entrambi stringevano una spada ed indossavano vesti sgualcite e sporche. Erano sulla ventina tutti e due, pressappoco. Krowl era moro, Jenev biondo. Krowl era alto, Jenev basso. Krowl era magro, Jenev grassottello.
Ma avevano una cosa in comune. Erano ladri. Ormai erano ricercati praticamente da tutte le città di Enemeàr.
Stavano per compiere il colpo più grosso, ora. Quello che nessuno avrebbe mai tentato. Quello a Torre Pietrosa, la tesoreria centrale di Enemeàr.
Era la prima volta che andavano a quella torre, perciò se fossero stati degli uomini con un po’ di buon senso si sarebbero informati sul posto e tutto il resto.
Purtroppo Krowl e Jenev avevano perso tutto il loro buonsenso nelle tesorerie e nelle regge che avevano derubato. Diciamo che l’avevano scambiato con oro e diamanti.
Arrivarono silenziosamente al portone di legno. Krowl si guardò in giro, poi spinse il portone e constatò che era chiuso. Il minimo, per la tesoreria centrale di Enemeàr. Allora camminarono rasente al muro, tastando in cerca di appigli per potersi arrampicare.
Ma successe qualcosa che i due ladri non avevano previsto. Qualcuno si mosse dietro di loro. Immediatamente si voltarono, giusto in tempo per ricevere entrambi un colpo sulla testa, che li tramortì.


Non è ancora finito, naturalmente, ma tra un po' inserirò il finale.
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ClaudiaTaddea

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Thursday, October 23rd 2008, 3:37pm

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Aquilanus

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3

Friday, October 24th 2008, 7:35am

Quoted

ClaudiaTaddea ha scritto:
.


[aqui]Adesso spiegami cosa diavolo ti è saltato in testa.. come fai a scrivere un post con solo un "punto"? sei fortunata che è solo la prima volta che cadi in fallo e quindi ti becchi un sonoro richamo, ma se dovesse capitare di nuovo sappi che saremo impietosi.
per chiarimenti usa i PM[/aqui]
"..quando ero piccolo giorni interi trascorrevo a costruire con il Lego ancora non sapevo a cosa andavo incontro.."

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4

Tuesday, October 28th 2008, 5:51pm

La leggenda dei Notturni: quasi finito!

Ecco un'altra parte del racconto. Pensavo di metterlo tutto, ma mi sono reso conto che per finirlo mi ci voleva troppo tempo. Ho deciso quindi di mettere questo pezzo e in seguito inserire la continuazione.

La prigione era austera e umida, quasi come una latrina. L’aria era pesante ed irrespirabile. Krowl, incatenato al muro, gemette, disgustato da un piccolo ratto che rosicchiava i resti di un cadavere. Jenev, accanto a lui, aveva pianto, forse per la prima volta nella sua vita, e ora perdeva muco, che andava a bagnare il pavimento. Erano in prigione da sei giorni ormai: entrambi erano deperiti ed affamati. I loro bisogni corporali li facevano lì, incatenati al muro: non avevano vestiti, perciò non avevano il problema di spogliarsi. In faccia avevano i segni del dolore, delle frustate, delle botte. Speravano di morire, come d’altronde tutti i carcerati in quella prigione.
Improvvisamente la porta si aprì, con un macabro e triste cigolio. Il cigolio di una porta che aveva visto sofferenza, dolore, pianto. Una porta che veniva aperta solo per provocare altra sofferenza.
Entrò un uomo alto e robusto. Era pelato, e una cicatrice attraversava trasversalmente la sua testa, fino sopra all’occhio destro. Incuteva timore, e i carcerati ebbero l’impressione che quello fosse il loro boia. Ma non era così: quello era Mortem, un generale. Il più temuto generale. Cinico e spietato, a volte si offriva anche come mercenario. Un grande guerriero, anzi, un terribile guerriero.
Sorrise, mostrando i denti giallastri, dopodichè rise, una risata roca e monotona, informe.
«Buongiorno, signori, anche se non credo che per voi sarà un buon giorno!»
Rise ancora, poi si scostò.
Dalla porta entrò una figura lugubre e scura, avvolta in un pesante mantello nero. Fece tre passi avanti, poi si fermò. Del corpo dell’essere non si vedeva nulla: era coperto da vestiti da capo a piedi. Poi parlò, con una voce possente, degna di un titano mitologico.
«Mortem, liberali. Mi sembrano muscolosi e forti al punto giusto. Prenderemo anche loro. Con questi fanno trenta. Bisogna solo dar loro cibo e vestiti, poi partiremo.»
L’uomo obbedì, con un sorriso sarcastico e terribilmente irritante. I due uomini caddero a terra, con grande sollievo. Guardarono quella figura, colui che li aveva salvati. Ma questo era quello che pensavano loro.

Krowl e Jenev si guardarono. Dopo che si erano vestiti e saziati, avevano ripreso il loro colorito, i segni della prova erano spariti. Ma ora che andavano a fare? Avevano detto loro che dovevano partire per una missione a Venezia, la città sull’acqua. Avevano origliato mentre Mortem parlava con quel… quella specie di persona tutta vestita di nero. Sarebbero partiti a cavallo, con i carcerati dietro a piedi. Si sarebbero imbarcati su una galera dopo due giorni di cammino, e avrebbero raggiunto Venezia tre giorni dopo. Già, ma per fare cosa? Era questo che Krowl e Jenev si chiedevano da giorni.
Mortem entrò nel cortile, dove erano radunati, anzi, per meglio dire, ammassati, i trenta carcerati, sorvegliati da alcuni soldati, che avrebbero partecipato alla spedizione. Si addentrò nella folla di persone, alcune delle quali veramente trasfigurate e segnate dalla prigione. Arrivato ad un ceppo, scaraventò a terra l’uomo che c’era seduto sopra e ci salì in piedi.
«Silenzio ora» disse con un gesto da arringatore «Sono qua per dirvi il perché di tutto ciò. Non pensate che vi abbiamo liberato per lasciarvi liberi. Vi abbiamo liberato solo temporaneamente, per aiutarci in una spedizione a Venezia. Per voi non saranno giorni di libertà, ma di duro lavoro, fatica e dolore.» Tossì. Guardò il suo pubblico, poi sorridendo continuò il discorso. «Vi chiederete perché abbiamo scelto dei carcerati e non dei soldati. Semplicemente perché i soldati ci servono vivi, e non possiamo mandarli a morire in una missione del genere.» Si fece cupo in viso. «Ecco tutto. Semplice no? Vi mandiamo a fare una missione in cui morirete quasi sicuramente. Non siete felici?»
Guardò gli uomini attorno a lui. No, non erano per niente felici. Alcuni tentarono di aggredirlo, ma vennero fermati in tempo dai soldati.
«E questo è tutto!» esclamò Mortem ridendo, tra le urla dei prigionieri.

Se vi è piaciuto purtroppo dovrete aspettare ancora un po' per il seguito.
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